#Biciclettatanotav al Forum: appunti da Dolo

Sono giorni intensi, il caldo ci sta togliendo le forze e la lucidità. Siamo ormai al 18 luglio, è sabato e il Forum è inpieno corso e rivediamo amici che abbiamo conosciuto durante la pedalata. Non è facile ritagliarsi spazio per scrivere qualche riga ma cerchiamo di riportarvi le suggestioni dei giorni scorsi.

Eravamo rimasti agli incontri di Vicenza. La destinazione successiva è Dolo, cittadina immersa nella riviera del Brenta e colpita, proprio qualche giorno prima del nostro arrivo, da un tornado di potenza f4. Prima di raggiungere gli amici di Opzione Zero a Dolo, decidiamo di fare una breve tappa a Padova, scoprendo, o meglio avendone conferma, che è sempre meglio non permettere ai mezzi a motore di fare gli stessi percorsi delle bici, che di solito si infilano tra sensi unici e divieti di accesso, soprattutto nei centri storici delle città 🙂


Usciti dal centro di Padova dopo la sosta pranzo, siamo presto nel verde e costeggiamo il canale Brenta verso Dolo, dove arriviamo nel tardo pomeriggio. Alcuni amici ci accolgono all’ingresso di via Fratelli Bandiera, dove veniamo scortati da una macchina dei Carabinieri, lungo una delle strade più colpite dalla tromba d’aria.


Basta camminare un po’ e ci si accorge subito che i danni sono stati davvero tanti: alcune case non esistono più, tetti da rifare, vetri in frantumi, alberi caduti. A vedere tutto ciò pare sia davvero un miracolo che ci sia stato solo un morto, ma si contano 90 feriti, 400 sfollati e danni per 90 milioni di euro. Chi ricostruirà? Lo Stato. E ci piacerebbe evitare sgradevoli déjà-vu di scene già viste dopo i terremoti dell’Aquila e dell’Emilia! Ma notiamo che intanto la macchina della solidarietà cittadina si è già messa in movimento: la stessa sera del nostro arrivo viene trasformata in cena-raccolta fondi a cui siamo lieti di contribuire.
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Nell’accogliente prato che ci ospita, miracolosamente risparmiato dal disastro, si susseguono storie commoventi e incoraggianti di auto aiuto reciproco e solidarietà tra vicini di casa.
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Walter cesella alla chitarra mentre Daniele canta e racconta:”Dovreste essere lieti di avere contribuito ad aumentare il Pil! Scherzi a parte, questi incontri, questo ravvicinamento forzato sarà un’esperienza che vi manterrà forti e saldi. Quando si è vittime di una catastrofe, più o meno naturale, la prima cosa che si perde al di là dei danni economici è proprio la vostra autonomia, libertà di autogestione. Le tendopoli tendono a trasformarvi in semplici ricettori di carità, impossibilitati a lavorare e decidere del vostro futuro.”
Il meccanismo è sempre lo stesso: si crea una realtà drammatica la più verosimile possibile e su questa si gestiscono e si spartiscono i finanziamenti, diretti solo a riempire le tasche di chi amministra, non a ricostruire le case.
E nonostante questi drammi, i ragazzi dell’associazione ci raccontano a che punto è la storia della Grande Opera Orte-Mestre. Il riscaldamento globale fa i suoi danni con l’aumento di trombe d’aria e intanto i nostri lungimiranti politici vorrebbero cementificare 460 ettari di terreno agricolo, di cui 64 km di gallerie, per realizzare un tracciato che ricalca in parte l’autostrada E45, almeno fino a Ravenna, dove sono previste varianti, per un costo di 10 miliardi di euro. Dei quali 8 sono destinati al project financing, e questo la dice lunga su quali sono davvero le ragioni che stanno dietro i SÌ alle grandi opere: l’utilità collettiva è davvero l’ultima preoccupazione dei governanti occupati a foraggiare il sistema clientelare italiano. Ma quali danni porta al paesaggio la Orte-Mestre? Oltre alla riviera del Brenta, un gioiello ricco di ville patrizie veneziane, l’opera muterebbe la laguna sud di Venezia, le valli di Comacchio, il delta del Po, la vallata del Tevere.
Ma esiste una rete nazionale a difesa del NO alla Orte-Mestre. Questo vuol dire che, seppur a fatica, una coscienza critica sta crescendo su molti territori.

Scritto in viaggio

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