Bagnaria Arsa, report dal forum No GOII

Dopo il travelogue degli scorsi giorni è il caso di concentrare i lavori del Forum in un solo post. Fa già abbastanza caldo anche senza aggiungere troppa carne al fuoco! 😉
Sono stati tre giorni intensi, anche perché il caldo attentava alle forze e alla lucidità. Iniziamo con un estratto del telegiornale locale, insolitamente lucido ed efficace nel descrivere l’atmosfera dei lavori:

Il programma completo è sul sito del Forum, e mentre scriviamo stanno uscendo anche le prime relazioni, così potete verificare se vi diciamo bugie! :-p
I primi a sfilare sono stati i nostri nuovi amici dei “comitatini” di Veneto e Friuli, che avete cominciato a conoscere nei post precedenti: da Assieme per il Tagliamento a Opzione Zero, da Giù le mani dalle fontane al Comitato per la vita del Friuli rurale
Freschi del ricordo del periglioso attraversamento del Ponte della Libertà ascoltiamo con attenzione gli argomenti del comitato No Grandi Navi:

“A Mestre si fanno le domeniche ecologiche” fa notare Tommaso Cacciari “eppure ogni giorno sono ormeggiate in Laguna almeno sei o sette grandi navi che sputano zolfo 24 ore su 24.”

Piovono i dati e la mente gira a mille. Impossibile non pensare al disastro del Jolly Nero, “40mila tonnellate di stazza lorda, praticamente una barchetta al confronto” che a Genova si imbizzarrì ai due rimorchiatori che lo trascinavano e causò nove morti. I mastodonti della Laguna tipo la Crown Princess (citandone una a caso) “caricano” almeno tre volte il Jolly Nero: se mai si mettessero a sculettare o a “inchinarsi” non c’è rimorchiatore che tenga!
Qui non si parla di fatalità, o di uno Schettino incosciente di turno in tolda: quando scopri che il Mo.S.E., tra le sue mille virtù, è concepito apposta per non disturbare il traffico portuale, è difficile non pensare a un (perverso) disegno globale.

E il disegno globale si delinea man mano che i relatori si susseguono: dopo i “padroni di casa”, i gruppi locali, tocca ai movimenti gemellati dall’estero. S21 di Stoccarda, i francesi Notre-Dame-des-Landes, gli albionici Stop HS2, i rumeni di Rosia Montana purtroppo non presenti di persona raccontano storie a noi tristemente familiari di leggi ad hoc, repressione di eccezionale violenza e continuità, in strada e nelle aule dei tribunali, criminalizzazione e intimidazione come pane quotidiano.
Triste constatare che l’Europa unita sia nata soprattutto come sforzo coordinato di repressione degli scocciatori (Europol, Cepol, Eurojust…). Il tutto col santo pretesto della “lotta al terrorismo”, sia chiaro.

E dal comitato STOP TTIP impariamo che nella vituperata Unione Europea la filiera alimentare, dal campo allo scaffale, comprende cento controlli contro i due a cui si devono sottoporre i prodotti USA.
Facile immaginare le conseguenze per prezzi e concorrenza. Per noi consumatori si tratta di garanzie, per le aziende di costi, già.
Rivediamo i visi e i calli dei nostri amici delle montagne valsusine o calabresi, le terre abbandonate e lasciate a smottare creando disastri per niente naturali mentre la meglio gioventù deve girarsi i pollici, e pensiamo: ma chi abbiamo al Parlamento Europeo che dovrebbe lavorare per loro? Ah già, Salvini, il prode salvatore della purezza padana che esibisce felpe No Euro. Il miracolato dalla memoria corta dei giornalisti, che hanno dimenticato così in fretta i 4 miliardi di multe che i padanissimi allevatori ci regalarono all’epoca delle quote latte. E non è tutto!

Il pimpante francese Martin Pigeon, del Corporate Europe Observatory di Bruxelles, mette a dura prova la squadra dei traduttori mentre ci introduce al meraviglioso mondo del lobbismo europeo con una ridda di dati, cifre e infografiche che fanno venire la pelle d’oca: sono in circa 33mila i lobbisti veleggianti intorno agli uffici UE e muovono un miliardino di euri all’anno.Il meraviglioso mondo delle lobby in Europa (pdf scaricabile su Google Drive)
Hanno lo scopo precipuo di costruire credibilità, fare storytelling come si dice oggi, per gli interessi dei privati. Presso i Salvini? No, soprattutto presso gli assistenti, che nel bailamme delle riunioni eminentemente tecniche che si susseguono ogni giorno sono gli unici a capirci qualcosa. Ed è verso di loro che il buon lobbista è più materno di un personal trainer.
Deve essere successo qualcosa del genere all’eurodeputato Oreste Rossi (all’epoca Lega, ora Forza Italia), che invocò equità per i poveri produttori di yogurt che non potevano importare il latte concentrato a causa dei cattivoni italiani che impongono latte fresco. Il risultato l’avete sentito nei giorni scorsi: ora l’Europa ci imporrebbe il formaggio senza latte! Meno male che la Lega c’è! :-p

Come salvarsi? Trasformando il più possibile i dibattiti tecnici in dibattiti politici. Assicurando informazione, accuratezza, lucidità, tutto quello che non fanno i media mainstream insomma.
Da qui il progetto TAV CHI SÌ del sito Trancemedia.eu, originale abbinamento di ebook più webdocumentario sempre in progress, sempre aggiornati per chi li acquista, in cambio di 4 €.
Progetto giustamente presentato dal Controsservatorio Valsusa, che svolge un lavoro titanico di debunking contro la corazzata dei media che dipingono i No Tav come dei terroristi pronti per la Siria (parola del graduato dei carabinieri che ci controllò l’altro giorno :-p).

Le Grandi Opere sono chiamate White Elephant Projects, perché in India un elefante bianco è un dono ingombrante, non utilizzabile e mortalmente costoso. Alberto Vannucci dell’Università di Pisa, autore dell’Atlante della corruzione, fornisce un’esauriente radiografia del sistema: le Grandi Opere detestano la trasparenza, prediligono l’opacità nei processi decisionali, la fumosità nei passaggi legislativi e presentano SIMULTANEAMENTE i fattori che favoriscono la corruzione.
Il recente arresto di Ercole Incalza dice molte cose, ma il problema non è il miliardo di tangenti per il MoSE, sono i sei miliardi legalmente destinati dalla mano pubblica alla cricca di turno, un pozzo senza fondo e senza controllo.
Con le Grandi Opere ci si può scordare delle obsolete destra e sinistra: il partito delle GO è trasversale. Niente più concorrenza: una volta entrata nel giro, non c’è ditta che tornerebbe ai rischi d’impresa del lavoro normale. Le GO sono di solito di Interesse Nazionale e Strategico, parlare male di loro è parlare male del Progresso, della Mamma!
Voi non volete bene alla vostra mamma eh?
La complessità della loro struttura garantisce innumerevoli modifiche di costo già in fase di progettazione. Basta vedere il mitico Ponte sullo Stretto, costato già 300 milioni senza che sia stata messa una pietra.

Infatti generalmente una Grande Opera che si rispetti non dovrebbe essere terminata MAI!

Con Paolo Mattone del Controsservatorio Valsusa emerge quindi una domanda maliziosa: quegli scocciatori dei No Tav, con il loro disturbo sistematico, non sono forse una formidabile pezza d’appoggio alla voragine senza fine dei costi? “Il mirabolante tunnel non si fa per colpa di quei cattivoni dei No Tav!”?

La risposta è: “accidenti, sì!” D’altronde una GO che si rispetti sa usare qualsiasi pretesto per eternare la sua progettazione, verso un futuro luminoso, ancorché nebuloso.

Quindi dovremmo lasciarli in pace?

Penso vi siate risposti da soli.

Alla prossima avventura! 😀


 

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