BiciNuragica 2015

4 agosto 2015. Il nostro viaggio in Sardegna comincia così: con dei colpi al furgone e una voce perentoria che chiama “Daniele!’
Sono già le 7:30 del mattino accidenti, abbiamo dormito poco ma Ugo Magnanti ci richiama all‘appello: è ora di imbarcarsi.
Alle 8.30 siamo già sulla nave in compagnia della BiciNuragica di quest’anno: Ugo, Dona Amati e Claudia Tifi.
Per il quarto anno consecutivo una carovana di poeti attraversa la Sardegna in bicicletta. Ogni sera si fa tappa in un paese diverso, e i poeti leggono le loro composizioni alternandosi a poeti, cantadores e compositori locali. Da quattro anni la musica di Daniele accompagna e intervalla le letture. Per Nica è il primo anno, il che garantisce uno sguardo fresco e dalla curiosità vorace!

L’edizione di quest’anno si concentra nel territorio campidanese, ma negli anni precedenti l’itinerario si estendeva fino a Olbia percorrendo l’isola in lungo e in largo. Su YouTube pullulano le testimonianze video girate su moli, sotto nuraghi, in necropoli e tombe dei giganti, in piazze e corti.

Ancora paesaggi

Si è creato negli anni un sottile tessuto di collaborazioni, da Ales a Lanusei, da Carbonia a Sassari, da Escalaplano a Fordongianus.
Ogni anno le bici macinano salite nel caldo quasi palpabile. E ogni volta il fiato viene mozzato, ma dal panorama.

Impossibile adagiarsi sulle coste, del resto l’amica Roberta Ferraris aveva sperimentato a sue spese l’inaccessibilità di tante, troppe coste, reclamate da “padroni” poco chiari ma molto scorbutici.
E allora via per l’entroterra, spesso ignorato dai “continentali”. Ogni volta sembra di cavalcare terre selvagge quasi come fosse il far West, di masticare la polvere in attesa del prossimo saloon.
Poi la natura ti distrae con i suoi suoni, ti guardi intorno e capisci che sei solo nella vicina Sardegna: il profumo di mirto invade le narici, misto all’elicriso, le cicale cantano all’ombra di quei pochi alberi lungo la strada, il silenzio è talmente forte che il suono del vento e il ritmo costante delle ruote che girano creano un’armonia naturale capace di dare ritmo anche alla pedalata. E nelle salite questa costanza è d’obbligo.
Il viaggio comincia, come da tradizione, da Cagliari, ospiti dell’Hotel Regina Margherita, sponsor di BiciNuragica fin dall’esordio: un’accoglienza calorosa e l’incontro con vecchi e nuovi amici, poeti locali, quel che ci vuole insomma per essere pronti alla partenza l’indomani. La tappa che ci attende è breve, appena 5 km per Monserrato; ci concediamo perciò il lusso di fare tappa al mare per un tuffo a Calamosca. Naturalmente in compagnia delle nostre guide locali, nonché esponenti dell’associazione Amici della bicicletta, Andrea Olla, Salvatore Lobina e Antonella Caddeu. È proprio Andrea a raccontarci la storia delle installazioni diffuse di radar sui vecchi fari rimasti in piedi: si dice che questi strumenti dovrebbero controllare il traffico aereo sull’isola, ma si sa che sono dannosi alla salute, ed è forse per questo che sono stati installati già qualche anno fa all’insaputa dei cittadini, come è accaduto per il faro a Sant’Elia.
E prima ancora abbiamo toccato con mano lo stato delle piste ciclabili di Cagliari: 4,5 km di strada dedicata alle biciclette, ancora poche per una città medio-grande, ma un ottimo inizio per garantire una ciclabilità sicura a chi pedala. Non mancano gli scontri tra chi opterebbe per una rotonda e chi per un sottopasso per l’attraversamento dell’asse mediano, che collegherebbe il quartiere Sant’Elia con il resto della città.
Pedalare in una città costruita in salita non è facile e, nonostante la presenza del bike sharing, non c’è mai stata finora una diffusa cultura della bicicletta. Altrettanto si dice a Monserrato, nell’hinterland cagliaritano: la vecchia Pauli (in lingua sarda), un tempo paludosa, oggi rientra nel Parco del Molentargius ed è una delle aree umide più importanti d’Europa che conserva ancora un sistema di stagni e saline fondamentali per l’equilibrio dell’ambiente naturale.

Ugo e Cosimo Lai
Ugo e Cosimo Lai

Da luogo di passaggio del trasporto del sale, che avveniva con i muli, i molenti in sardo (da cui Molentargius), oggi è una delle estensioni urbane di Cagliari, che mantiene una sua identità di piccola città. Qui siamo ospiti della Casa delle Culture, ambiente molto vivace dove in serata, nel momento della restituzione poetica e narrativa e del confronto con il luogo, incontriamo il “vip” della serata, Cosimo Lai, poeta in ottava rima, cantore, ciclista e soprattutto pastore fiero dei suoi ottanta anni! Vecchie e nuove generazioni a confronto con la presenza di Enrica Meloni, Fabrizio Raccis, Fabio Pinna, Claudia Musio, il musicista Jo Navjo.

Monserrato, Casa delle Culture
Monserrato, Casa delle Culture

Acqua, la parola chiave degli interventi: l’acqua che circonda l’isola su cui siamo, l’acqua come bene collettivo da preservare, il mare dal quale continuano ad arrivare migranti per chiedere asilo, come Boucar Wade, poeta ghanese, e che diventano spesso manodopera agricola sfruttata. I versi di Boucar, letti da Claudia, acquistano un sapore mediterraneo accompagnati dalle calde note dell’oud, che ci riporta sull’altra sponda del Mare Nostrum.

Tutte le sere, immancabilmente, sull’onda emotiva degli incontri, ci si lascia con la promessa di partire presto. Ma quando si è ospiti del B&B La casa di zia Maria, e ci si sente come a casa propria, crogiolarsi nei vizi della colazione diventa un obbligo 🙂
Terza tappa, 6 agosto, lasciamo Monserrato per raggiungere Ortacesus, 35 km circa verso l’interno, che diventano anche meno quando veniamo dirottati nella vicina piscina comunale. Qui siamo ospiti per il pranzo, in compagnia del sindaco Fabrizio Mereu e dell’assessore alla cultura Edoardo Di Martino.

In Sardegna -abbiamo scoperto- i vegetariani hanno ancora vita dura. Vi lasciamo immaginare i vegani, tra porceddu, bistecche e formaggi gustosissimi! E le donne, le donne… spesso circondate da sguardi, come dire, attenti, che sembrano riportare ai tempi del matriarcato, quando le janas, le stimate e temute sacerdotesse, non si potevano nemmeno sfiorare. Chissà quanto profumo di questa forte e decisa femminilità è rimasto ancora vivo nella gente di oggi.
Ma questi fitti pensieri si dissolvono ben presto nelle acque affollate della piscina, prima di riprendere la strada per il paese. Neanche 5 km e siamo nel Museo del Grano, nel cuore della Trexenta, regione storicamente vocata alla cerealicoltura. Antica casa di possidenti, il museo conserva luoghi, attrezzi e utensili della vita contadina e li rende vivi attraverso iniziative in cui la gente possa mettere le mani in pasta, lavorando la farina per esempio, assistendo alla lievitazione, accogliendo eventi come BiciNuragica. E leggere esperienze di agricoltura di un tempo è stato come essere a casa.

Da Ortacesus andiamo via la mattina, accompagnati dalla benedizione di Edoardo, giovane assessore molto impegnato sul territorio. Le sue origini romane traggono in inganno: si considera un sardo a tutti gli effetti, a Roma si sente a disagio, tanto che crede fermamente nell’indipendenza dell’isola e ci lascia senza parole quando dice “in Italia” rivolgendosi alla parte continentale del Paese escludendo la Sardegna. Insomma, la questione meridionale è molto complessa 🙂

7 agosto, quarto giorno di pedalata, direzione Selargius. Di

C'è un buco nella gomma!
C’è un buco nella gomma!

nuovo verso il mare, circa 40 km tra statale e strade bianche. Il percorso non è arduo, ma noi non amiamo i viaggi piatti, perciò non ci facciamo mancare una foratura (che per fortuna capita a Claudia, la meccanica del gruppo!) nel bel mezzo della campagna, quando il sole picchia dritto in testa. Nessuna fontana, né piazzole, solo il cortile di una baracca, che scopriamo essere di un pastore con famiglia. Una scivolata sullo sterrato poteva mancare? È il turno di Ugo. E prima di giungere a destinazione a Daniele si inceppa il cambio.
A pranzo Luciana Onnis ci accoglie nella sua casa e ci coccola. Luciana è l’ultima di undici figli di Faustino, poeta selargino, promotore della lingua sarda, impegnato nella vita politica cittadina. E nel pomeriggio siamo ospiti proprio della Fondazione a lui dedicata, nella quale Luciana ha un ruolo importante: nella Casa del Canonico Putzu si susseguono, quasi a catena, poesie in italiano e in lingua sarda, intervallate dalla musica di due dei suoi nipoti e di Daniele.
Da un paese di circa mille abitanti -Ortacesus- ad una cittadina di ventimila,  a ridosso del mare, che risente dell’influsso cagliaritano: per le strade si respira movimento, vitalità ed è una bella sorpresa ritrovarsi in un accogliente b&b nel centro del paese.

8 agosto, mattino: abbiamo appuntamento davanti al cimitero di Monserrato, dove si uniscono a noi i tre cagliaritani Salvatore, Andrea e Antonella, per raggiungere insieme Silius. Carico furgone, in sella, partenza. Il viaggio comincia: anche oggi, carichi di colori, volti, profumi raccolti lungo il percorso, pedaliamo su strade ormai conosciute che si imprimono meglio nella mente, almeno fino a Donòri. Sappiamo che questa è la tappa più impegnativa del viaggio, sono circa 50 km, di cui 15 in salita.

Radiotelescopio verso Silius
Radiotelescopio verso Silius

In quattro anni di BiciNuragica non ci era ancora mai successo di trovarci all’improvviso sotto la grandine battente e sferzate di vento tagliente, impossibili da contrastare se non accovacciandosi accanto alla bici nella prima piazzola. Che, manco a farlo apposta, ha di fronte il più grande radiotelescopio di tutta Europa. Insomma, un paesaggio e un momento talmente surreale da credere di essere quasi sulla Luna.

Dieci minuti e si riparte, bagnati fradici ma per poco. Avere il furgone al seguito comporta il grande vantaggio di non avere con sé bagaglio (e strumenti!) che corrano rischi sotto il diluvio. Si può respirare a pieni polmoni l’aria rinnovata ed elettrica e sperimentare la reazione del corpo fradicio mentre ritrova il ritmo prudente sull’asfalto fumante.
Uno dei più bei momenti per un ciclista, insegna Paolo Rumiz, è lo scollinamento: finita la salita ti fermi e puoi osservare la natura nella sua grandezza, i suoi colori, la sua perfezione, e ascoltare le cicale che cantano, il fruscio delle foglie al vento. Per riprendere poi il movimento ritmico del corpo, che segue quello della ruota e dei pedali. Un viaggio in bici, in sostanza, è come una pellicola che si srotola pian piano, mostrando il film della natura in movimento a cui si sommano i pensieri che nel loro silenzio cantano invadendo le strade. E la solitudine si fa padrona.

Il caldo si fa risentire lungo gli ultimi chilometri di salita, e siamo già quasi asciutti prima di arrivare a casa di Dante Erriu. Ex operaio nelle miniere di fluorite di Silius, mentre ci racconta il suo lavoro per un attimo ci riporta tra le righe di Com’era verde la mia vallata. In fondo, non era poi cambiato molto tra le condizioni di lavoro dei minatori del Galles e quelli sardi, o gli indios, costretti a scalpellare il cerro rico di Potosì, descritti da Eduardo Galeano.
A 600 metri di altezza, illuminati quasi solo dalle stelle, l’eco dei versi sardi di Dante, le note della fisarmonica, dell’organetto e del piffero che accompagnano la musica tradizionale, si incontrano e vengono racchiusi all’interno del complesso di pietra arenaria che si impone sulla piana. Il luogo forse più suggestivo di questo viaggio. E non facciamo in tempo a visitare, a poca distanza, il complesso archeologico di Pranu Mutteddu, tra i più ricchi della Sardegna. L’euforia di Dante ci coinvolge e gli incontri con la gente del luogo sono stimolanti.
Incoraggiati dalla colazione mattutina preparata da Teresina, infaticabile compagna di Dante, si riparte.

Nonostante la presenza di Andrea Olla, il “professore ciclista”, riusciamo a partire in ritardo anche la mattina del 9 🙂
Destinazione San Sperate. Ci aspetta Bruno Carboni! È arrivato il momento di godere delle lunghe salite al contrario, ovvero le discese! Profumi di mirto, frutti, elicriso, menta selvatica invadono le narici all’improvviso e quasi fanno perdere l’equilibrio tanto sono intensi. E, nonostante le discese, ogni tanto perdiamo di vista Claudia, che si sofferma a parlare con la natura.

San Sperate, Giardino Megalitico, creazione dell’artista locale Pinuccio Sciola: è qui che ci esibiamo la sera. Ma prima una bella pedalata per le strade del paese con i ragazzi di Gioventù speradesa. E la sorpresa è stata scoprire che non c’è uno spazio che non accolga un murale. Colorati, eccentrici, grandi, piccoli, realizzati da artisti locali e stranieri sono il frutto della scuola artistica diretta proprio da Sciola e l’immagine di una città ricca di stimoli, aperta, rivolta verso Cagliari ma capace di mantenere una sua identità. Una città in cui essere longevi è possibile: Tziu Giuliu, ciclista, con i suoi 101 anni lo dimostra!

Per noi #2RR il viaggio finisce qui a San Sperate, con il concerto di Daniele con i Bellajanna e Massimo Putzu e l’incontro con questa gente meravigliosa, di cui ringraziamo Bruno.
Il mattino del 10 comincia il viaggio verso il Continente. Si raggiunge Olbia in furgone, il caro vecchio furgone che ci ha seguiti, a volte perdendosi tra i nuraghi, e si salpa per Civitavecchia.

Qualcuno dice che, come il mal d’Africa, esiste anche il mal di Sardegna. Chi lo sa, sappiamo solo che la nostra mente sta già lavorando per BiciNuragica 2016 🙂

Grazie a Ugo Magnanti e Dona Amati per l’organizzazione, la sfida e l’accollo del rischio;
grazie a Claudia Tifi, per averci fatto compagnia sulla strada riassumendo l’esperienza nei suoi graditi acrostici;
grazie ad Andrea Olla per essere stato guida infaticabile, e per averci concesso una preziosa intervista sulla mobilità ciclabile a Cagliari, che presto metteremo sul web;
grazie ad Antonella Caddeu e Salvatore Lobina per averci accompagnati nella loro terra;
grazie a Bruno Carboni, Maurizio Iodice, Luciana Onnis e Dante Erriu, importanti mediatori con le istituzioni e le realtà locali.

Per voi una sintesi video-fotografica di BiciNuragica 2015, e sotto una raccolta di nostre foto.



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Route 3.266.192 – powered by www.bikemap.net
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